Non dimentico mai di provenire da una società che si è mantenuta attraverso la tradizione orale.
Quando scrivo in sardo e i testi vengono cantati fra la gente, so già di affidarli a un meccanismo spersonalizzante in cui ogni interprete ha il diritto di adattare il testo alla propria espressività anche cambiandone le parole.
La perdita del nome dell'autore è il passaggio successivo. Inevitabile.
La gente canterà, ma solo pochi sapranno chi ha scritto.
Se ne perderà la proprietà e se ne conserverà una memoria funzionale.
In questo caso l'opera è uno strumento. Somiglia molto ad una pianta da innestare, un frutto da cogliere e mangiare, o lasciar marcire, o farne marmellata.
Trovo tutto ciò meraviglioso.
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| la deliziosa Marzia |
Marzia D'Amico, con grande generosità, serietà e precisione, oggi ha discusso una tesi su di me alla
Sapienza di Roma, ottenendo
108/110.
Non avevo realizzato che si trattasse di una vera tesi (e non di un altro
Ecce Bombo). Infatti, quando mi faceva le domande, resistevo, rispondevo a malapena... una volta sono stato persino scorbutico dicendole: "
Perché mi fai tutte queste domande personali? Non mi va di parlare di me e dire in giro i fatti miei..." .
Solo poco tempo fa ho capito che erano tutte molto motivate: era una vera e propria tesi di laurea (e mi sono sentito antipatico e stupido...). Bene, nonostante tutto questo, l'ha fatta lo stesso...
Marzia, eroica e generosa!
GRAZIE...
grazie anche al prof. Tommaso Pomilio (in arte l'ottimo poeta Tommaso Ottonieri) per aver incoraggiato e discusso con passione questo lavoro.
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