Non dimentico mai di provenire da una società che si è mantenuta attraverso la tradizione orale.
Quando scrivo in sardo e i testi vengono cantati fra la gente, so già di affidarli a un meccanismo spersonalizzante in cui ogni interprete ha il diritto di adattare il testo alla propria espressività anche cambiandone le parole.
La perdita del nome dell'autore è il passaggio successivo. Inevitabile.
La gente canterà, ma solo pochi sapranno chi ha scritto.
Se ne perderà la proprietà e se ne conserverà una memoria funzionale.

In questo caso l'opera è uno strumento. Somiglia molto ad una pianta da innestare, un frutto da cogliere e mangiare, o lasciar marcire, o farne marmellata.
Trovo tutto ciò meraviglioso.


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11 gennaio 2012

GEOMETRIE DI LIBERTÀ - terza scrittura

esce per il Maestrale
in libreria dai primi di febbraio
Immagine di copertina: Fabiola Ledda


Alberto Masala
Geometrie di libertà
terza scrittura
 
Grandi-Tascabili
€ 12.00 - 159 pagine

Contiene due nuovi dialoghi inediti con Alessandro Giammei e Marzia D'Amico (2012), oltre a riproporre quelli con Antonio Barocci (2002) e Luca Panzavolta (1992).

Prefazione: Roberto Barbanti



«Dire che l’arte è morta non significa niente:
l’arte muore nel momento in cui muore il bisogno di liberazione»

dalla scheda di presentazione dell'editore:

Questa riflessione sul senso del fare arte e poesia ai giorni nostri, copre, attraverso lo sguardo critico dell’au­tore, un percorso lungo vent’anni e scandito in tre tempi: 1992, 2002, 2012. Tre tappe, per quattro colloqui con i competenti giovani intervistatori, che cadenzano l'articolarsi di questo libro-pensiero in progress
 
Sulla relazione artistica - nei suoi vari modi: l’arte e l’autore, l’arte e la società, ecc. – Geometrie di libertà trova la sua ideale formulazione nel colloquio/dialogo. Il concetto di confronto è infatti inscritto nelle parole del titolo, geometrie e libertà, che unite sinte­tizzano l’idea poetica di Masala, perché nell’arte: «non si è mai liberi davvero… si può solo tendere, andare verso, sostenere, coltivare, difendere… e più si conoscono le sbarre e più si è abili nel segarle». 
 
L'obiettivo più ampio è il confronto/dialogo fra culture, in una concezione del fare artistico tutt’altro che solitaria ma che elabora un’arte nel sociale, e dunque un'etica nel sociale, pur nella oggi complicata possibilità di questa connes­sione.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Aspetto con impazienza i primi di febbraio, mi piace molto questo passo della presentazione che accentua l'interesse verso il libro. Bella la copertina, complimenti all'autrice, mi piace il ragnetto che...va a spasso.
Che dire se non "in bocca al lupo"?
Piera